Biblioteca antica

 

La storia della biblioteca del liceo classico “G.B. Vico” è strettamente legata alla storia della Biblioteca provinciale De Meis ed è importantissima per gli studi sulla politica scolastica e bibliotecaria del Regno di Napoli, in quanto fornisce preziose testimonianze sulle provenienze ecclesiastiche dei fondi antichi nelle biblioteche scolastiche.

Il primo importante nucleo di una biblioteca annessa al collegio degli Scolopi risale al 1739, quando Giovanni Antonio La Valletta, erudito locale, morì lasciando i suoi libri ai Padri delle Scuole Pie, per offrire “il comodo a chi vuole studiare”.

Si trattava di circa 2000 volumi che riflettevano gli interessi sostanzialmente giuridici del donatore, dottore in utroque iure, ma che egli voleva evidentemente porre al servizio dell’istruzione cittadina, probabilmente con un carattere pubblico, visto che, nonostante la biblioteca dovesse essere custodita dai religiosi e collocata nei locali della scuola, era però provvista dallo stesso donatore di una dote per il suo accrescimento che doveva garantirla di una certa indipendenza dalle vicende dei Padri stessi.

Dalla data della donazione fino alla data delle soppressioni napoleoniche non sappiamo molto delle successive vicende della biblioteca che, tuttavia, non doveva funzionare realmente come biblioteca pubblica, secondo quanto lamentava alla metà del ‘700 il marchese Romualdo De Sterlich, egli sì proprietario di un’ingente biblioteca privata “aperta agli amici e ai dotti della città”, ma purtroppo dispersa dopo la sua morte.

Qualcosa di più si può invece ipotizzare per quanto riguarda l’età napoleonica, quando, dopo una serie di provvedimenti di portata più limitata, il decreto del 7 agosto 1809 sopprimeva nel Regno una lunga lista di congregazioni religiose i cui membri erano tenuti ad abbandonare la vita religiosa e i loro conventi; tra esse era quella degli Scolopi ai quali, tuttavia, era permesso di rimanere nei loro edifici fino all’organizzazione dell’istruzione pubblica.

Così fu nel collegio di Chieti dove, ragionevolmente, rimase anche la biblioteca, tanto più che il relativo inventario non è conservato nel fondo “monasteri soppressi” dell’Archivio di Stato di Chieti. La legge, infatti,prevedeva che a seguito della soppressione si facesse un inventario di tutti gli oggetti, compresi libri, quadri e opere d’arte e che, qualora gli ordini religiosi lasciassero i monasteri, essi fossero messi sotto la custodia del Sindaco fino a che il Governo non ne avesse disposto.

Quest’accenno alla custodia del Comune sui libri è probabilmente la ragione per cui, nella ricostruzione delle vicende della biblioteca scolopica, si è parlato, per l’età napoleonica, di una cessione dei libri al Comune che, in realtà, non avvenne nel caso degli Scolopi di Chieti, i quali di fatto non lasciarono la loro sede.

Con la restaurazione borbonica, nel 1818, il collegio di Chieti fu trasformato in Real Collegio e sottratto alla direzione degli Scolopi per essere promosso, nel 1851, a Real Liceo dei tre Abruzzi.

Dell’ex biblioteca scolopica non sappiamo più niente fino agli anni ‘30 del secolo, quando troviamo un fatto nuovo: ovvero l’interesse della Provincia per farne la biblioteca pubblica di cui implicitamente si denunciava la mancanza.

Un tale Camillo Saraceni si fece portavoce di questa domanda fin dal 1828, ottenendo dal Consiglio Distrettuale Provinciale l’approvazione del suo progetto: nel 1831 la biblioteca fu dichiarata provinciale e nel 1837, dopo che si era ultimata la costruzione di un’apposita sala nel collegio, si approvò la sua nomina a bibliotecario e lo stanziamento di bilancio per l’acquisto dei libri e per gli stipendi del personale. Lo zelo del Saraceni in quella circostanza superò ogni limite, in quanto nel 1838 egli prestò gratuitamente i suoi servizi come bibliotecario, per garantire il funzionamento e consentirne l’apertura, che avvenne nel 1840.

Il locale eretto sopra il refettorio per volontà, e forse a spese, della Provincia, fu dotato di nuovi scaffali nei quali si dispose in primo luogo proprio il patrimonio della biblioteca scolopica che il Saraceni aveva riunito, vantandosi di averla sottratta all’incuria e alla polvere in cui era stata abbandonata dai Padri, mentre una parte di essa, inservibile per lo stato di conservazione, fu in seguito venduta a peso di carta.

Nonostante la solennità e il compiacimento con cui viene celebrato il ruolo della Provincia nell’operazione, non meno significativo dovette però essere quello del Collegio nel mantenere e alimentare la biblioteca: in effetti la scuola contribuiva sostanziosamente al suo incremento, impiegando 480 ducati che provenivano dal fondo per le collezioni scientifiche mentre 200 ducati erano a carico del Comune che provvedeva con essi, tra l’altro, allo stipendio del bibliotecario e dell’usciere.

Nel 1854 la scuola fu di nuovo affidata agli Scolopi e probabilmente con essa lo fu anche la biblioteca la quale non era stata gestita opportunamente dai bibliotecari stipendiati dal Comune, tanto che si era resa necessaria una Commissione d’indagine.

La gestione degli Scolopi durò fino al 1861: all’indomani del compimento dell’unità d’Italia e dell’applicazione della legge Casati, gli Scolopi lasciarono definitivamente la Scuola e il problema che contestualmente si pose fu anche quello di separare definitivamente da essa l’amministrazione della biblioteca, evidentemente per evitare il rischio di una piena riappropriazione da parte del Liceo o anche da parte dei Padri stessi. La proposta presentata e discussa dal Consiglio Provinciale il 2 settembre 1861 accusava i religiosi di non averle destinato un bibliotecario fisso e di non avere provveduto a organizzare un servizio adeguato alle esigenze della “gioventù studiosa”, per cui, rimossa dalla sua vecchia sede, la biblioteca fu trasportata presso la Deputazione Provinciale. Nel 1918 essa verrà intitolata all’illustre cittadino Angelo Camillo De Meis, divenendo l’attuale Biblioteca Provinciale De Meis.

Così l’ordine degli Scolopi, il quale aveva gestito per 170 anni l’amministrazione della scuola e della sua biblioteca, non poté impedire che, nel passaggio alla Provincia, la biblioteca del liceo perdesse gran parte del fondo librario originario.

Tuttavia ancora oggi la biblioteca del Liceo G. B. Vico conserva un prezioso fondo antico di libri: si tratta di 10 cinquecentine, di 8 edizioni del ‘600 e di 34 del ‘700, oltre a una più cospicua presenza per quanto riguarda l’800.

Tra gli oltre 19.000 volumi da cui è attualmente formata, vi sono molte edizioni rare, preziose e antiche collezioni, collane, stampe.

Attualmente è in via di completamento l’informatizzazione dello schedario; la biblioteca è inserita nel sistema bibliotecario provinciale. Funziona il servizio prestito per i volumi che non facciano parte di collezioni o che non siano particolarmente preziosi.


(Ricerca storica in gran parte ripresa da: http://eprints.rclis.org/4426/1/BiblScol-GRANATA.pdf)

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